LAVENO MOMBELLO – LA GLORIOSA E INDIMENTICABILE CERAMICA INDUSTRIALE LAVENESE

Nel 1856 si gettavano le basi dell'era ceramica lavenese, nel 1997 (dopo 141 anni ) chiudeva l'ultima delle realtà ceramica industriali lavenesi, la Cooperativa Ceramiche Industriali. Un'importante spaccato della produttività, laboriosità, tecnica, ed arte, di quel periodo, è raccolta presso il Museo Internazionale del Design Ceramico di Cerro di Laveno, nel cinquecentesco palazzo Perabò. Museo realizzato dal Comune di Laveno Mombello e aperto nel 1970, grazie ad una intuizione dello scomparso Vittorio Longobardi e per la realizzazione della Cittadina Onoraria di Laveno Mombello, l'arch. Antonia Campi. Tuttavia esiste ancora oggi sul territorio, una produzione ceramica d'uso e artistica a livello artigianale, che resta a testimonianza di una straordinaria produttività lavenese. - Nella primavera del 1856, i signori Carnelli, Caspani e Revelli, già in parte protagonisti di esperienze industriali legate alla ceramica nel milanese, fondano a Laveno la società ceramica C.C.R., nei capannoni dismessi della ex vetreria Franzosini, che sorgeva alla base del colle San Michele lungo il golfo lavenese (stabilimento, che era succursale di quello realizzato anni prima a Intra e poi chiuso dagli austriaci, dopo che scoprirono la diffusione di alcuni manifestini mazziniani, portati a Laveno da alcuni operai provenienti dallo stablimento Franzosini di Intra). La produzione ceramica lavenese, era inizialmente orientata alla terraglia opaca. L'insediamento a Laveno, paese con 1530 abitanti all'epoca, probabilmente fu legato ai rapporti che i fondatori avevano con Carlo Tinelli, lavenese appartenente a una nobile famiglia che si era da secoli stabilita a Laveno e a Milano, precedente proprietario, in unione con il fratello Luigi, dello stabilimento milanese. A Laveno, questi pionieri della ceramica, trovarono quelle opportunità materiali e logistiche necessarie come: abbondanza d'acqua, un opificio abbandonato pronto al suo riutilizzo, il mulino dei Tinelli per la macina delle materie prime, il combustibile per i forni come la torba della palude di Mombello, alla legna dei boschi, ed infine, non meno importante, la via di trasporto costituita dal lago, dal fiume Ticino e dai suoi canali, che permettevano all'epoca di far giungere facilmente la produzione a Milano. Fatto questo che consenti loro di dare inizio a quella attività che avrebbe caratterizzato il paese rivierasco per tutto l'Ottocento e per gran parte del Novecento, facendo conoscere Laveno Mombello in Italia e all'estero. La produzione prese avvio con 36 operai, dimostrando la volontà dei promotori di puntare fin dall'inizio su una produzione industriale, mantenendo il vecchio nucleo posto davanti alla riva del lago. Nel 1871 si decise di acquisire la vicina vecchia caserma di S. Michele, costruita dal passato governo austriaco, ove furono istallati tre forni intermittenti a fiamma rovesciata (primi in Italia). Ma fu una soluzione, questa, che non durò a lungo perché la separazione dell'attività produttiva in due diversi stabilimenti non era economica. Pertanto, alla fine del secolo, l'ex caserma fu abbandonata e si puntò piuttosto a ingrandire il vecchio nucleo. Nel 1865 la società, in seguito alla morte di Caspani, assume la denominazione di Carnelli, Revelli, Casati. La manifattura diventa così ufficialmente la Società Ceramica Italiana S.p.A. nel 1883 mentre, nel 1885, Revelli abbandona la S.C.I. per fondare la Società Ceramica Revelli in territorio di Mombello, specializzata nella produzione di terraglia semiforte . Il reparto di San Michele viene chiuso ed incorporato allo stabilimento originario Lago nel 1898, mentre l'industria si dota di energia elettrica attraverso l'installazione di una piccola turbina al Mulino Boesio. Dal 1896 al 1916 è direttore dell'azienda Tommaso Bossi, affiancato nell'attività amministrativa e finanziaria dall'avvocato Antonio Casanova; dopo la morte di Bossi la direzione generale passa all'ingegner Luciano Scotti, sindaco e poi podestà di Laveno nel decennio dal 1924 al 1934. Un successivo ampliamento della manifattura si registra a partire dal 1925, quando vengono costruiti i Magazzini Generali del Ponte, raccordati con le Ferrovie dello Stato di Laveno, e dei Mulini Boesio per la preparazione della pasta bianca e refrattaria; entrambi gli stabilimenti sono collegati al nucleo originale della Lago attraverso un trenino elettrico e nasce l'attuale cavalcavia di Laveno. Negli stessi anni, sulla base di un'intesa con la Porzellanfabrik Rosenthal di Selb (Baviera) viene costruito anche lo stabilimento Verbano, destinato inizialmente alla fabbricazione di isolatori in porcellana, ed in seguito (1931) avviato alla produzione di porcellana da tavola . Nel 1935 viene installato a Laveno il forno elettrico continuo a galleria per alte temperature più vasto d'Europa. Il dopoguerra è segnato dalla competenza e dall'iniziativa delle maestranze lavenesi che, formate anche grazie alla Scuola di Avviamento Professionale per Ceramisti, diretta dal professor Ambrogio Nicolini e trasformata nel 1957 in Scuola di Avviamento Professionale Statale (1950), le cui esperienze sono richieste in tutto il mondo (Francia, Svezia, Argentina, Perù) e, allo stesso tempo, favoriscono lo sviluppo di un tessuto artigianale di imprese più piccole. Nascono le ceramiche DEAM, Della Torre, Pareschi, Dal Santo, Icral, Keravem, Bottega Costantini. Tra il 1947 e 1950 la società promuove la costruzione di una colonia marina per i figli dei dipendenti, la "Casa al mare" di Marina di Pietrasanta (LU). Lo stabilimento Ponte si dota in quegli anni di un nuovo reparto per la lavorazione di articoli in terraglia forte ed acquisisce parallelamente dalla Lago la produzione di articoli domestici. Risale al 1952 l'avvio dell'attività della consorella argentina della S.C.I., la "Porcelanas Verbano" di Rosario di Santa Fè, dove confluiscono diverse maestranze lavenesi. Le ceramiche lavenesi raggiungono i vertici della qualità non solo a motivo delle caratteristiche intrinseche di materiali e lavorazione ma anche grazie al taglio artistico della produzione sempre all'avanguardia sui tempi. A guidare la pattuglia di fini e sensibili decoratori e modellisti è il lavoro di Antonia Campi che, per decenni, ottiene riconoscimenti dalle giurie internazionali dei maggiori premi di design. Nella seconda metà degli anni Cinquanta si assiste ad una serie di eventi significativi per la storia aziendale, in particolare lo sciopero dei dipendenti e la morte dell'ingegner Scotti nel 1956 e l'incendio dei magazzini dello stabilimento Ponte nel 1958; la carica dirigenziale ricoperta dallo Scotti viene affidata al figlio Annibale, affiancato dagli ingegneri Meregalli e Chiodi e dall'avvocato Tinelli. Nel 1959 viene chiuso il reparto piastrelle della Lago ed avviata una specifica produzione di articoli sanitari e "fantasia". Nel 1965 la SCI viene assorbita dalla Richard-Ginori che, cinque anni dopo, diviene, a sua volta, proprietà di una finanziaria. Una svolta determinante nella storia dell'azienda con la nascita della Società Ceramica Italiana Richard-Ginori S.p.A. in seguito alla fusione con il gruppo Richard-Ginori. Per molti l'inizio di una fine annunciata. Poi arriva infatti, il tramonto. Nel 1980 chiude la ceramica "Revelli" e, due anni più tardi, cessa la produzione alla ceramica "Lago", quella che sembrava a tutti la più solida. Poi la "Boesio", la "Verbano", che registra un tentativo di riscatto e passa prima dalla creazione di una società cooperativa con la partecipazione dei dipendenti (1982). Si tenta di rilanciare la "Ponte" con l'avviamento della produzione di porcellana "bone china" (1990) che rappresenta un'eccellenza unica in Europa, ma i venti della globalizzazione spengono definitivamente l'esperienza industriale lavenese al traguardo dei 150 anni di storia. Nel 1997 chiude anche l'ultimo tentativo di ceramica industriale con la Cooperativa Ceramiche Industriali Verbano. Il 7 gennaio del 2013, arriva a Laveno Mombello la notizia dei giornali nazionali che riportano: "FALLITA LA RICHARD GINORI" - Lo storico marchio della Richard Ginori, che già era stata posta in liquidazione nella primavera del 2012, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Firenze. La decisione è stata depositata davanti ai giudici chiamati a pronunciarsi sull'ammissibilità o meno dell'azienda al “concordato preventivo”. Nessuno poteva certamente immaginare un simile epilogo. La decisione dei giudici fiorentini è arrivata alle 10.30. Protesta, rabbia e urla da parte dei tanti dipendenti, che ancora speravano, mentre i sindacalisti cercano di contattare i liquidatori per capire che succederà ora ai 314 cassaintegrati di Sesto Fiorentino. Pensare che vi era una cordata, quella composta da Lenox e Apulum, pronta a rilevare l'azienda e farla ripartire. L’azienda conosciuta in tutto il mondo, è stata un’importante presenza storica e produttiva, anche per Laveno Mombello, dove con la Pozzi, aveva rappresentato lavoro. L’azienda è fallita, travolta dai debiti. 277 anni di storia di produzione e lavoro, non saranno cancellati, ma conclude cosi amaramente un marchio di grande importanza nel settore ceramico. La notizia è stata commentata da pochi a Laveno. L'azienda che era stata fondata nel 1735 a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze, nel corso di più di due secoli è stata in grado di abbellire le case dei più fortunati, con momenti di vero pregio e bellezza anche ad un pasto. I suoi piatti erano stati esportati persino in America ed a bordo delle grandi navi. Rimane il fatto che un pezzo di storia della cucina italiana svanisce, proprio come polvere al vento. Quella polvere che i lavenesi hanno respirato per anni nelle industrie ceramiche, causa della silicosi di alcuni. Resta una tristezza infinita. Con la chiusura delle ceramiche lavenesi, si sono persi migliaia di posti di lavoro, un duro colpo per l'occupazione di un territorio, quello del medio Verbano, che si è trovato all'improvviso impoverito e chiamato a dover voltar pagina. Sono scomparsi posti di lavoro, ed è andata dispersa una tradizione, una professionalità tramandata quasi di padre in figlio. Una professionalità, un'arte e una tecnologia conosciuta in mezzo mondo che certamente non ci faceva secondi a nessuno.

Alcuni passaggi sono tratti da pubblicazioni redatte da personaggi e ceramisti, come Giuseppe Musumeci, Luciano Paoli, Silvano Sandini, ed altri ancora che ringraziamo per aver scritto le pagine della nostra storia, che non è solo il nostro passato, ma la radice del nostro presente. Claudio Perozzo -