Il maltempo segnalato in arrivo nel fine settimana sul Verbano non apporterà che modesti apporti idrici. Come noto l’anno 2018 era iniziato con il lago posizionato sullo zero idrometrico, poi la rapida risalita, non tanto per nuovi apporti idrici dalla pioggia, ma soprattutto grazie alle manovre di contenimento apportate dai tecnici Enel allo sbarramento sul Ticino dopo Sesto Calende e il 15 gennaio il livello del Verbano era risalito sin a sfiorare il metro sullo zero idrometrico ma poi dall’inizio di febbraio si è assistito ad una più o meno rapida discesa che ha portato appunto il livello del lago a far scattare ieri la prima soglia di divieto di imbarco sui traghetti di linea. La stagione degli intensi usi irrigui per l’agricoltura e le risaie del novarese, vercellese e pavese è ancora abbastanza lontana e almeno per la prima fase del periodo a cavallo tra primavera ed estate, lo scioglimento della neve sulle montagne dovrebbe in parte contribuire ad evitare una pesante criticità. Da quanto si apprende dall’Arpa piemontese i valori della neve al suolo registrati in alcune montagne della sponda piemontese sono abbastanza rassicuranti: al Rifugio Zamboni, ai piedi del Monte Rosa, sono segnalati 232 centimetri di neve, in alta Valle Formazza a 2435 metri sul livello del mare segnala addirittura 269 centimetri mentre al Devero sono segnalati 1,5 metri di neve. Lo scorso 2017 come noto è stato contrassegnato da una grave crisi idrica con il livello del lago che era sceso nel mese di marzo a 56 centimetri sotto lo zero idrometrico, come si documenta alla centrale di monitoraggio della Protezione civile comunale di Laveno Mombello quindi ad una manciata di centimetri dalla soglia record in merito ai livelli del Verbano a causa della carenza di precipitazioni sui 6.599 chilometri quadrati del suo bacino di raccolta delle acque mettendo in crisi oltre allo stesso Ticino anche i canali come il Villoresi e i Navigli e quelli utilizzati per l’irrigazione.