Va detto che è tuttavia difficile (ma non impossibile) ipotizzare un blocco dell’impianto che se pur alimentato elettricamente, vede un motore diesel entrare in funzione in caso di prolungata sospensione elettrica e quindi l’impianto sarebbe comunque in grado di poter riportare con le nuove tecnologie dell’impianto a terra i passeggeri, ma non si esclude un possibile guasto meccanico, pur con i severi e costanti controlli e manutenzione. Del resto nei piani che hanno abilitato l’impianto, si tiene conto anche di possibili blocchi con l’intervento del soccorso alpino, che nel caso ha già portato a termine diverse esercitazioni. Come ha detto lo stesso Fontana ”Dal punto di vista delle problematiche di soccorso l'unica sostanziale differenza in questi ultimi anni è data dalla presenza sull’impianto di risalita a fune di alcune cabine chiuse, tale scelta vuole incentivare l'utilizzo dell'impianto anche nel periodo freddo o in caso di pioggia rendendo più confortevole il tragitto, ma ovviamente rappresenta una innovativa tecnica di intervento che si differenzia rispetto a quella sui cestelli aperti”. Cosi anche in questa occasione è stata favorita la prova sul campo del collaudato metodo per salire attraverso i piloni dell’impianto e da qui raggiungere le cabine chiuse per mettere in sicurezza gli occupanti e poi procedere alla loro “imbracatura” e “calata” in sicurezza, attraverso apposite funi, sino a terra. Come consuetudine, la stazione di varesina del CNSAS effettua regolari esercitazioni sui due impianti a fune presenti in provincia di Varese: quello appunto di Laveno Mombello e quello di Monteviasco. L’impianto di Laveno che come noto è proprietà della Provincia di Varese e vede la compartecipazione della comunità montana e comune, trasporta mediamente 50/80 mila visitatori l'anno. Si tratta in prevalenza di turisti stranieri.