Da Varese News di Andrea Camurani - “ Friuli, quando i nostri alpini offrirono casa agli sfollati “ - A 40 anni dal terremoto la solidarietà diventa storia: le penne nere del Luinese parteciparono alle operazioni di soccorso e diedero ospitalità a centinaia di sfollati che arrivano nel Varesotto. Oggi questi gesti rivivranno in un documentario«La mia gente ha dovuto fare le valigie da un momento all’altro. Non abbiamo avuto morti ma le case sono andate giù. E centinaia di famiglie hanno trovato ospitalità qui ad Agra e Dumenza, grazie a quegli alpini che già stavano lavorando per ricostruire i nostri paesi». Dario Juri è il vicesindaco di Cavazzo Carnico, un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Udine dove il 15 settembre del 1976 le scosse di terremoto distrussero tutto. Aveva 20 anni in quei giorni. E ieri, 40 anni dopo, è venuto nel Luinese per onorare il lavoro degli alpini varesini che andarono ad aiutare le popolazioni. Ma non solo: aprirono le porte dei loro paesi quando ci fu bisogno e fecero trovare posto a oltre 250 sfollati che si stabilirono a Dumenza, nel vecchio collegio delle suore orsoline, e ad Agra all’albergo Belvedere. Oggi questa storia di solidarietà sarà al centro di una festa a metà settembre e rivivrà in un documentario. 15 SETTEMBRE 1976 – Quando si pensa al terremoto del Friuli, i ricordi arrivano alle ore 21 del 6 maggio 1976 e i morti, più di 900, avevano il nome dei paesi più colpiti: Gemona del Friuli, Artegna. 45 mila persone senza casa, su un totale di 80 mila abitanti della zona colpita: una catastrofe. Il Paese si mobilitò e arrivarono anche gli uomini dell’Ana, l’associazione nazionale alpini. «A Cavazzo Carnico, il nostro paese, si instaurò il cantiere numero 9 dell’Ana. C’erano infatti diverse sezioni attive perché il territorio friulano venne diviso in varie zone di provenienza dei soccorritori. Da noi, ricordo bene, c’erano le sezioni di Luino, Intra, Domodossola, Como, Novara, Varese e Omegna», racconta Dario Iuri. «Quando, il 15 settembre, arrivò quella che noi chiamiamo “la seconda scossa”, il paese di Cavazzo venne interamente distrutto. Ma per fortuna non abbiamo avuto morti per via dei criteri di costruzione degli immobili, già colpiti da un sisma nel corso degli anni 20, e realizzati con potenti tiranti in ferro e acciaio: il risultato fu che le strutture principali restarono in piedi, distruggendo però tutto il resto». C’era da trovare un tetto a tutte queste persone rimaste senza casa. Ed è lì che nacque la seconda spinta solidale degli alpini del Luinese, che si mobilitarono subito per dare assistenza alle famiglie senza più nulla. Parte degli sfollati andarono a Lignano, con gli alberghi praticamente vuoti a fine stagione. Altri, più di 250, partirono per Agra e Dumenza. IL RICORDO - A quarant’anni di distanza l’amministrazione di Cavazzo Carnico ha deciso di ricordare la tragedia con una tre giorni a metà settembre. «La manifestazione ha questo sottotitolo: “Per chi ha vissuto, per chi ha aiutato, per non dimenticare”. Dobbiamo ringraziare chi ci aiutò, ma soprattutto spiegare a chi ancora non era nato, cosa accadde in quei giorni» spiega il vice sindaco del paese. Ieri, mercoledì 15 giugno, una delegazione di Cavazzo è arrivata nel Luinese. C’era una troupe che ha intervistato alcuni dei testimoni di allora che aiutarono ad assistere gli sfollati. Le due amministrazioni comunali di Agra e Dumenza hanno cercato negli archivi documenti e scritti che ricordano di questa esperienza: finiranno su un libro che uscirà insieme ad un documentario su cd che racconterà di quei giorni e degli interpreti di questo luogo ponte di solidarietà. LA VICINANZA – Cosa è accaduto in questi 40 anni? È successo che le famiglie friulane, a mano a mano che venivano ricostruite le loro case fecero ritorno al paese, mantenendo però vivo un contatto con le comunità che li aiutarono in quei terribili momenti. Una signora friulana ha tenuto a cresima una ragazza di una famiglia di Agra e la madrina di suo figlio abita a Dumenza. Ci sono cartoline, auguri di Natale, saluti da famiglie intere per le ricorrenze, elenchi di nomi e di persone. «Ho cercato dappertutto in Comune e negli archivi parrocchiali – spiega il sindaco di Agra Ernesto Griggio – con l’obiettivo di trovare quanto più materiale possibile per documentare quanto accaduto. Ad oggi siamo riusciti a risalire a 7-8 persone tra Agra e Dumenza che hanno raccontato quei giorni. Abbiamo coinvolto i rappresentanti dei gruppi alpini di Luino che erano stati a Cavazzo: buone testimonianze. Sono stati momenti molto positivi per ricordare quei giorni. Mi ha molto colpito lo spirito di quanti in paese si prodigarono con quel che avevano per dare una mano a queste famiglie con appresso una valigia e nulla di più: c’era chi portava un paio di ciabatte, chi una coperta calda o altri che si prestavano per iniezioni, o scorte alimentari. Fu un bel gesto di solidarietà». Per l’occasione, il prossimo 15 settembre molti degli abitanti di Agra e Dumenza, invitati in Friuli, dormiranno nelle case dei loro amici di Cavazzo Carnico. Gemellaggi ufficiali, ancora non ce ne sono. «Ma forse il vero gemellaggio con queste persone, ce lo portiamo scritto nel cuore», conclude il sindaco. Dumenza «Scendevano dai pullman con la dignità scolpita in faccia» Valerio Peruggia, oggi sindaco, fu tra i ragazzini che aiutò i primi sfollati dal Friuli: la sua testimonianza in un docufilm sui fatti di 40 anni fa«Nel 1976 avevo 13 anni, un giorno arrivò il parroco e mi disse: vieni a dare una mano che arrivano gli sfollati del Friuli? (vedi nostra foto) E così anch’io feci la mia parte, portando fagotti e valigie. Mi aspettavo persone con le lacrime agli occhi, invece vidi donne scendere dai pullman con grande serietà. Avevano la dignità scolpita in faccia». Valerio Peruggia è il sindaco di Dumenza ma oggi è uno degli interpreti di un docufilm che verrà realizzato per ricordare la tragedia del terremoto del Friuli e la gara di solidarietà che ci fu anche qui da noi, in provincia di Varese. In molti partirono, per dare una mano sul posto, altri aprirono i loro paesi all’arrivo dei profughi. «Quel giorno c’era anche mio papà che era delegato di valle degli alpini – racconta Peruggia – . Ricordo del paese, c’era un gran fermento. Pensi che ci sono persone che ancora oggi si rammaricano di non essere state presenti all’arrivo dei pullman perché erano in Svizzera a lavorare come frontalieri». Nacquero amicizie salde, corrispondenze. Sbocciarono nuovi amori. «Sono al corrente di una relazione sbocciata in quei giorni – racconta il sindaco – . Ma soprattutto tra gli amici di Cavazzo Carnico e i residenti si crearono amicizie, anche e soprattutto a scuola, visto che per diversi mesi fummo anche compagni di classe. Una bella esperienza davvero». 
Le famiglie friulane si sentirono fino all’ultimo ospiti, e non sfollati, tanto da realizzare un manifesto inviato ai loro amici di Dumenza. Il vecchio collegio delle Orsoline dove vennero accolti dopo il terremoto è ora utilizzato come centro di accoglienza per una decina di profughi nigeriani: anche oggi lo stesso clima di allora? «Oggi si vivono di più i luoghi comuni – conclude il sindaco Valerio Peruggia – . Noi sembriamo a prima vista gente un po’ fredda, ma alla fine siamo stati tra i primi comuni della provincia ad accogliere i migranti. Tra l’altro, delle 10 persone che sono qui in paese, 4 cominceranno presto a lavorare come stradini per il comune, così si rendono utili alla comunità imparano un mestiere. Anche questa è accoglienza».