Guido Gay è un personaggio conosciutissimo a livello internazionale proprio per le sue invenzioni tecnologiche per l'esplorazione marina. Ora ha raccolto questa nuova sfida che servirà inoltre a tracciare una scansione del fondale con l'aiuto di un piccolo robot munito di telecamera. Una tecnologia la sua che ha permesso, nel 2012, l'individuazione del relitto della corazzata Roma affondata lungo la costa sarda nel 1943. Le ultime ricerche della Locusta, furono effettuate nel maggio del 2006, dalla GdF del Comando regionale della Lombardia in collaorazione con l'associazione LotalotaSub di Brescia. Ma della torpediniera nessuna traccia, anche se verso riva ad una sessantina di metri di profondità era stata avvistata una massa ferrosa: si trattava però di un vecchio camion e una ruspa precipitati nella zona durante la costruzione della Statale 394. Le ricerche sono necessarie non solo per dare eventuale degna sepoltura ai caduti, ma anche per stabilire con esattezza la dinamica della tragedia. Le torpediniere, armate di siluro con lanciatore fisso sulla prora, apparvero per la prima volta nel 1885. Per le loro piccole dimensioni e per la buona manovrabilità, l'eccellente velocità (18-20 nodi orari) e la scarsa visibilità (specie nelle ore notturne) alle torpediniere erano affidati i compiti di perlustrazione, controllo e pattugliamento lungo le coste. A Cannobbio erano due le torpediniere in servizio all'epoca: la Locusta e la Zanzara. La Locusta giunse il 19 marzo 1892 e subito vennero sbarcati i tubi lanciasiluri e i relativi scivoli, installata una stazione di governo a poppa e montato un potente proiettore fotoelettrico, Poi fu immessa sul Verbano in servizio di perlustrazione e di polizia lacuale e anticontrabbando. La sera dell'8 gennaio 1896 salpò al comando del capo timoniere di 2ª classe Giovanni Sofra per un normale servizio di sorveglianza notturna. Il tempo era buono, cielo sereno e lago calmo, l'equipaggio era al completo. Poi d'improvviso il tempo cambiò: la tempesta sorprese l'equipaggio che si diresse verso la vicina Punta Cavalla fra Pino Lago Maggiore e Maccagno: lì venne avvistato il riflettore della torpediniera che a un certo punto mandò il fascio verso il cielo e scomparve. Inutili tutte le successive ricerche. E il mistero perdura. Un tentativo fu intrapreso a metà degli Anni 80 dallo scienziato svizzero Jacques Piccard che impiegò il suo famoso batiscafo, ma purtroppo con esito negativo. I motivi dell'insuccesso possono essere: o l'alto strato di melma e sedimenti stratificati sul relitto durante un secolo, o il fatto che il naufragio sia avvenuto in zona diversa da quella presunta.