LE RACCOLTE

MUSEO INTERNAZIONALE DESIGN CERAMICO
CIVICA RACCOLTA DI TERRAGLIA

Palazzo Perabò di Cerro di Laveno (VA)


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A Cerro di Laveno Mombello (VA) in Via Lungolago Perabò, 5  
tel/Fax 0332 - 666530 - C.P. 85 - 4

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Cartina di Laveno Mombello


Le Raccolte

La terraglia nata in Inghilterra presso la manifattura di Wedgwood intorno al 1750, si diffuse presto anche in italia. Si distingue dalla porcellana perché prodotta con materiale in gran parte argilloso (anziché caolinico) e perché cotta a temperatura più bassa. La massa porosa è di resistenza meccanica inferiore, però in contrapposto, può essere decorata con colori sotto vernice molto vivaci, con notevoli effetti estetici, in maniera analoga alla maiolica. Per queste doti ha avuto una grande diffusione per gli oggetti di uso domestico, mentre la maiolica, di impasto naturale con resistenza meccanica decisamente più bassa, ha trovato e trova il suo impiego soprattutto negli oggetti decorativi.

A Laveno Mombello la ceramica giunse nel 1856, come risulta dal "Cronicon" della Parrocchia lavenese. "Si stabilì a Laveno nella cessata fabbrica di vetri una fabbrica di terraglia e mattoni refrattari dai signori Carnelli, Caspani e revelli, in prima addetti alla fabbrica Richard di San Cristoforo. Tale fabbrica va ora prosperando e porta un utile materiale al paese di cui vengono occupati cento operai al giorno. L'utile morale lo conosceranno i successori.
La fabbrica in effetti era stata impiantata nella sede della "Vetreria Franzosini" sorta intorno al 1830 quale succursale della omonima vetreria di Intra, che le autorità austriache, dominanti all'epoca nel Lombardo-Veneto, avevano fatto chiudere per rappresaglia: avevano scoperto che alcuni operai, trasferendosi giornalmente da Intra a Laveno, si prestavano a diffondere sulla sponda lombarda opuscoli e articoli proibiti.
La ceramica a Laveno arriva dunque nel 1856: La famiglia Tinelli, residente in loco, ha certo contribuito a far si che si desse vita alla manifattura con lo scopo di porre sul mercato prodotti di terraglia forte a basso costo. 
Lo sviluppo avvenne velocemente nel 1875 la fabbrica occupava 400 operai e l'affermarsi sui mercati interni ed esteri della propia produzione induceva nel 1883 ad assumere la denominazione di " Società Ceramica Italiana (S.C.I.)", che venne mantenuto fino alla fusione con la Richard-Ginori nel 1965.
Nel 1886 S.Revelli abbandona la S.C.I. e da vita a un' altra manifattura: la "S.C.I. Revelli", rimasta attiva fino al 1980, anno della sua chiusura definitiva.
Le fabbriche lavenesi nel periodo d'oro (1935-60) occupavano 4500 operai, in seguito avvenne un notevole ridimensionamento sia di produzione che di manodopera.
Pur nell'avvicendarsi delle difficoltà produttive attuali, il fare ceramica a Laveno è sempre stata una necessità ancora oggi qui si produce ceramica affidata ad industrie,artigiani e singoli artisti.La terraglia in passato, è stata ingiustamente sottovalutata. Rappresenta invece un nobile prodotto, che vanta esemplari lavorati con perizia e con abilità ormai quasi perdute, ma che dovrebbero essere valorizzate. Quest'ultimo è appunto uno degli obbiettivi in virtù del quali è sorta la "Civica Raccolta di Terraglia di Cerro"
Le opere attualmente esposte sono in parte un deposito della società Richard-Ginori, in parte provenienti dalle donazioni Scotti Meregalli e Franco Revelli. E costituiscono un pregevole- seppur parziale- campionario che va dal 1895 al 1935.
La raccolta risente ovviamente di tendenze artistiche sia storiche sia contemporanee: si hanno perciò decorazioni che vanno dal verismo romantico, ricco di colore e di sfumature, allo stile Liberty ed oltre.
Dopo il 1921, per l'influenza dell'architetto Guido Andlovtz, la produzione dell'antico e del Liberty, ormai superati, decade e si hanno decorazioni più libere e sciolte, anche se alcune su forme tradizionali.
Nella storia della " Società Ceramica Italiana (S.C.I.)" va detto comunque che, pur in collegamento con le esigenze dell' azienda in cui lavorava, ogni pittore ha sempre rivelato le sue predilezioni.
Marco Reggiori, per esempio, si è caratterizzato per paesaggi con uccelli o nature morte; Ida Fonici per i paesaggi lombardi; Luigi reggiori per i fiori, dei quali rispetta colori e lievità di toni, come pure Jacopini, che però preferisce associarli a paesaggi o nature morte; fiori anche per Giorgio Spertini, ma con tendenza alla stilizzazione orientaleggiante; infine Guido Andlovitz, eclettico per eccellenza, che si rifà all' antico come espressione personale. 
Fra i pezzi più significativi, per quanto riguarda la produzione contemporanea, vi sono opere di Ambrogio Pozzi di Gallarate, Candido Fior di Bassano, Zanini e Thun di Milano, Galassi di Faenza, Bucci di Pesaro, Antico di Savona. 
Fra i pezzi interessanti in esposizione si citano:
- il grande piatto a croce con Madonna e san Giovannino di Focosi di Milano (1892-93)
- un grande pannello di Angelo Biancini (1940)
- due piatti con paesaggi con bordura Liberty 81906) di Jacopini
- un vaso a smalto bruno stile Liberty di G.Spertini
- una serie di preziosi piccoli servizi "Tete-a-Tete" in blù cobalto


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